2023 – 8:05min.
[ìn-cu-bo]
Una sintesi figlia della prigionia che stiamo ricercando dentro di noi, prepotente e stupidamente folle.
Acceso, spento, spento, acceso, in un ritmo ossessivo, compulsivo, convulso.
Quante volte nel corso della giornata accendiamo o spegniamo schermi? Anche quando non ci servono, solo per controllare una notifica, una mail, un messaggio, la tv come compagnia, il tablet o il cellulare per accompagnarci nel mondo dei sogni e farci risvegliare? Ci “scrolliamo” di dosso il pensiero.
Restiamo troppo spesso “con la testa nel telefono”, china, il viso illuminato innaturalmente dalla luce emanata dal dispositivo, mentre guidiamo, mangiamo, mentre moriamo.
Siamo noi a fruire dello strumento o forse esso ad usare noi (abusare?), rubandoci il tempo che sosteniamo di non avere? Perché permettiamo ciò? Abbiamo rinunciato alla responsabilità, rivenduto il controllo, rinnegato la ragione. Intelligenza artificiale, artificiosa.
Il cubo illumina sì, ma acceca, nel cubo tutto è luce abbagliante e quando sposti lo sguardo la luce rimane e si imprime sulla retina per alcuni istanti, ingannando la vista, ingannando la vita.
Sbarre che si fanno strette intorno, il tempo è una chimera, la noia diventa mostruosità, il silenzio, un miraggio da pagare a caro prezzo.
Ma c’è una verità inconfutabile: per quanto lungo e mostruoso possa essere, dall’incubo ci si sveglia sempre.
A synthesis born of the imprisonment we seek within ourselves—overbearing and foolishly insane.
Lit, dark, dark, lit in an obsessive, compulsive, convulsive rhythm.
How many times each day do we turn screens on and off? Even when unnecessary just to check a notification, an email, a message; the TV as company, the tablet or phone to lull us into dreams and yank us awake? We “scroll” our thoughts away.
Far too often we remain “heads buried in our phones,” bowed, faces unnaturally illuminated by device-born light as we drive, as we eat, as we die.
Are we using the tool, or is the tool perhaps using us (abusing?), stealing away the very time we claim we don’t have? Why do we allow this? We’ve surrendered responsibility, bartered away control, forsaken reason. Artificial intelligence indeed, artificially intelligent.
Yes, the cube illuminates but it also blinds. Within the cube everything is blinding light, and when you look away, the glare lingers, burning itself onto your retina for moments afterward, deceiving sight, deceiving life.
Bars close tighter around us; time becomes a chimera; boredom mutates into monstrosity; silence a mirage dearly paid.
Yet one truth remains indisputable: no matter how lengthy or monstrous, from every nightmare we inevitably awaken.